La ciambella salata è l’ideale per fare una gustosa merenda ma anche per accompagnare un aperitivo o servire un antipasto sostanzioso. Per eseguire questa ricetta occorre utilizzare un gorgonzola dolce e cremoso, da armonizzare al resto degli ingredienti in modo da ottenere un sapore leggero.
Ecco quanto serve per un buon risultato:
grammi 450 di farina tipo 00
una bustina di polvere lievitante per torte salate
una manciata di parmigiano reggiano grattugiato
un cucchiaino di sale
grammi 80 di burro
150 ml di yogurt bianco
250 ml di latte intero
due uova
grammi 150 di gorgonzola
grammi 100 di gherigli di noce
uno stampo per ciambella
burro e farina per ungere
Versate lo yogurt in una terrina e aggiungete il latte intero, mescolando con un cucchiaio di legno da cucina.
Aggiungete, una alla volta, le uova e infine il sale, continuando a mescolare in modo da ottenere un amalgama.
Per un risultato migliore è consigliabile l’utilizzo di una frusta elettrica.
Mettete il burro in un pentolino, fatelo sciogliere a fiamma bassa e aggiungetelo all’amalgama di latte, uova e yogurt sempre mescolando, in modo da ottenere un risultato omogeneo. Ancora una volta è consigliabile l’uso della frusta.
Aggiungete quindi la farina, setacciandola a poco a poco con un colino per non formare grumi e mescolandola al resto degli ingredienti in modo da distribuirla uniformemente.
Sempre setacciando, aggiungete il lievito e lavorate il tutto fino a quando non otterrete un impasto liscio e compatto, anche questa volta con l’ausilio della frusta.
Fate a pezzi il gorgonzola e unitelo all’impasto, mescolando con la frusta elettrica fino ad ottenere di nuovo un risultato omogeneo.
Spezzate i gherigli di noci in pezzi più piccoli e aggiungeteli al resto degli ingredienti mescolando solo con un cucchiaio di legno, per evitare di polverizzarli.
Portate il forno a 180 ° e versate il composto in uno stampo per ciambella imburrato e infarinato.
Quando il forno avrà raggiunto la temperatura prestabilita, fate cuocere la ciambella per un’ora.
A fine cottura, cospargete la ciambella con il parmigiano reggiano grattugiato e rimettetela nel forno spento per cinque minuti, in modo da far sciogliere il formaggio in superficie.
Quando si sarà raffreddata, tirate fuori la ciambella dallo stampo e servite.
Lievitata e ben cotta, la ciambella salata è uno spettacolo per la vista prima ancora che una gioia per il palato.
La loro caciotta stagionata ha conquistato il terzo posto per i formaggi caprini a latte crudo nella X° edizione del Premio Roma per i migliori formaggi.
Ma l’azienda agricola biologica Cammarata era già conosciuta per aver meritato l’Oscar Green nel 2010 per lo stile e la cultura d’impresa.
Dietro questi riconoscimenti ci sono le colline di Contrada Chiapparia, fra Caltanissetta e San Cataldo, dove grazie al lavoro di Luca Cammarata e di chi lo collabora, oltre 200 capre di razza maltese vengono allevate e nutrite con prodotti vegetali ottenuti da coltivazioni biologiche e tecniche che nulla hanno a che vedere con i metodi industriali di gestione dell’allevamento.
La filosofia dell’azienda Cammarata è quella di offrire prodotti sani e genuini senza residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi, rispettando l’ambiente e le esigenze delle capre dalle quali ricavano il latte crudo e gli altri prodotti, lo yogurt e i formaggi.
Per saperne di più e contattare l’azienda è possibile andare sul sito www.aziendacammarata.it.
Uno dei frutti della terra che meglio rappresenta la Sicilia nel mondo è l’arancia, con il suo profumo inconfondibile e il colore intenso che la caratterizza.
Molto usata in cucina, l’arancia si presta alle preparazioni più varie deliziando gli amanti del dolce ma anche del salato.
La torta che vi proponiamo è molto semplice, non contiene lieviti e ha una modesta dose di burro.
Per la buona riuscita di questo dolce soffice e leggero è molto importante però montare bene le uova.
Gli ingredienti da utilizzare sono i seguenti:
quattro uova
un’arancia di piccole dimensioni, matura al punto giusto (la buccia deve essere in buone condizioni)
grammi 300 di farina tipo 00
grammi 300 di zucchero, preferibilmente di canna;
grammi 30 di burro
una noce di burro e della farina per ungere la teglia, nel caso non abbiate lo stampo in silicone,
zucchero al velo (facoltativo).
Rompete le uova in una terrina, aggiungete lo zucchero e montate il tutto con la frusta elettrica fino a quando il composto non diventi spumoso.
Setacciate la farina un po’ alla volta sopra il composto di uova e zucchero e mescolate il tutto cercando di evitare che si formino grumi, magari usando di nuovo la frusta.
Grattugiate la scorza dell’arancia unendola agli altri ingredienti, in modo che assorbano l’aroma del frutto in maniera uniforme e incorporate all’impasto, filtrandolo con un colino, anche il succo dell’arancia e infine il burro fuso.
Mescolate ancora gli ingredienti con la frusta elettrica e versate l’impasto in una tortiera unta o in uno stampo in silicone.
Portate la temperatura del forno a 180° e fate cuocere per un’ora.
A fine cottura capovolgete la torta su un piatto e spolveratela (se volete) con lo zucchero al velo, ma il dolce risulta buono anche senza!
Nell’eseguire questa ricetta non dovete disporre le fettine di mela a raggiera sull’impasto ma mescolarle ad esso, in modo da renderle più morbide. È possibile usare qualsiasi tipo di mela perché la cosa importante è tagliare la frutta a fettine sottili. Gli ingredienti della torta alle mele sono i seguenti:
grammi 700 di mele
un limone
grammi 200 di zucchero, preferibilmente di canna
grammi 200 di farina 00
una bustina di lievito in polvere
un pizzico di sale
una bustina di vanillina
due uova
200 ml di latte parzialmente scremato
grammi 100 di burro
una spruzzata di cannella
zucchero al velo
Sbucciate le mele, privatele del torsolo e dividetele in quattro parti, che taglierete a fettine sottili.
La morbidezza delle mele dipenderà dalla cura con la quale avrete eseguito questa operazione.
Grattugiate la buccia di un limone e mescolatela allo zucchero di canna.
In una ciotola a parte, riponete le fettine di mela e bagnatele uniformemente col succo del limone.
Al composto di buccia di limone e zucchero aggiungete le uova e mescolate tutto con una frusta elettrica, aggiungendo infine il burro fuso e il latte.
A questo punto aggiungete, setacciandoli, la farina e il lievito e poi la vanillina, il sale e la cannella, ripassando un’altra volta la frusta elettrica per amalgamare bene l’impasto, che dovrà essere omogeneo ma non troppo liquido.
Prendete le fettine di mela, sgocciolatele dal succo, privatele dei semi del limone e mescolatele all’impasto in modo da sparpagliarle bene.
Mettete il tutto in uno stampo di silicone (se lo avete) così non avrete bisogno di imburrare o infarinare.
Altrimenti prendete la vostra tortiera, imburratela, infarinatela e versate dentro il composto.
Portate il forno a 180 gradi (è un’operazione che potete fare anche prima di finire l’impasto, in modo da risparmiare tempo) e cuocete la torta per un’ora.
Quando la torta sarà pronta, lasciatela raffreddare e spolverizzatela con dello zucchero al velo prima di servirla o consumarla.
Un libro fotografico è l’ideale per raccontare l’eccellenza dolciaria siciliana, soprattutto se vincitore della Sezione Italia del Gourmand World Cookbook Award nel 2012.
Il volume si intitola “Dolce Sicilia” ed è il risultato del lavoro del fotografo Giò Martorana e del giornalista Marco Ghiotto, due cognomi che calzano a pennello con le vicende narrate nelle 176 pagine del libro, edito da Electa.
Denso di illustrazioni e storie, il volume racconta un’eredità agroalimentare che nasce dalla biodiversità del territorio e dalla grande inventiva degli artigiani siciliani.
Ogni prodotto è una storia e un paesaggio, insomma il pezzo di un’isola mai uguale a sé stessa come fosse uno scrigno pieno di tesori nascosti.
Nel libro ci siamo anche noi, tra fichi d’india, mandorle, pistacchi, ceramiche pregiate e informazioni utili sulla Sicilia delle produzioni artigianali d’eccellenza.
“Dolce Sicilia” è anche un bel regalo agli intenditori di fotografia, magari accompagnato da qualche prelibatezza nostrana per dare forma e gusto alla nostra bellissima isola.
Volete fare una colazione leggera senza rinunciare ai piaceri del dolce? Questa è la ricetta del porridge, piatto originario dei paesi anglosassoni, che potrete trovare in mille varianti curiosando su internet o tra i libri di cucina.
Il porridge si fa con i fiocchi d’avena e siccome pensiamo che è meglio che le cose cuociano nel loro brodo, allora il latte che vi consigliamo di usare è quello di avena.
Questi sono gli ingredienti per preparare una porzione di porridge:
200 ml di latte d’avena;
50 grammi di fiocchi d’avena;
un cucchiaio di zucchero (preferibilmente di canna);
una spruzzata di cannella.
Versate il latte d’avena in una casseruola, aggiungete il cucchiaio di zucchero e mescolate fino ad amalgamare tutto.
Fate scaldare il latte a fiamma bassa e quando comincia a sobbollire, versate dentro la casseruola i fiocchi d’avena, mescolando continuamente.
Fate cuocere il composto a fuoco dolce per almeno quattro minuti, in modo che sia denso al punto giusto.
Versate infine il porridge in un piatto fondo e aggiungete una spruzzata di cannella e gli ingredienti che volete abbinare.
Se volete rendere la colazione più nutriente e sostanziosa, consigliamo di aggiungere una banana tagliata a rondelle e un cucchiaio di gherigli di noci tritati o sminuzzati a mano.
Buon appetito!
Il Torronificio M. Geraci sara’ presente ad Expo2015 con la certezza di essere protagonista, per dare una spinta decisiva all’economia del buono, del rispetto per l’ambiente, per le tradizioni gastronomiche e per la valorizzazione del nostro territorio.
Noi del Torronificio M. Geraci siamo in attesa di questa nuova sfida che coinvolge i meravigliosi prodotti della nostra regione
Il Cluster Bio-Mediterraneo, all’interno del quale i nostri prodotti verranno esposti dal 10 al 16 agosto, raccontera’ in modo facile e immediato lo spirito della cucina mediterranea, il valore e il significato dell’incontro, della compresenza e dell’integrazione, la narrazione coincide con la storia di Paesi e popoli ed evoca un’atmosfera fatta di colori, sapori e odori miscelati in un’esperienza culturale unica.
Abbiamo molte frecce al nostro arco, la nostra terra, la nostra cultura, e i nostri prodotti innanzitutto, le materie prime di primissima scelta, le mandorle ed i pistacchi della nostra regione.
Si stima che visitatori provenienti da 144 Paesi conosceranno prodotti, luoghi e culture dell”Italia.
Per questo vogliamo farci trovare pronti per offrire torroni e dolci tipici siciliani di altissima qualità per fare della nostra provincia un sinonimo di bellezza, gusto e autenticità anche ad EXPO2015.
Michele Geraci, fondatore.
La storia del Torronificio Geraci può essere considerata emblematica della più vasta storia delle aziende a gestione familiare.
Nel 1870 Michele Geraci, apprendista in una rinomata pasticceria di Caltanissetta, decide di mettersi in proprio e di realizzare la sua attività.
E’ la storia del garzonato, dal quale spesso si sviluppano nuove attività produttive e attraverso il quale si mantengono le tradizioni dolciarie più caratteristiche di un territorio.
Nasce così il Torronificio Geraci.
La seconda guerra mondiale ridimensiona, anche se non eccessivamente, l’attività aziendale.
Il Caffè Geraci diventa infatti luogo di ritrovo per gli antifascisti siciliani; ciò nonostante, il “potere” non può fare a meno, per le occasioni di festa e per i regali importanti, delle leccornie che il Torronificio produce.
In quegli anni il fratello di Alfonso, Calogero Geraci, per tutti Lillì, si trova al confino ad Ustica, condannato dal regime fascista a rimanervi per un paio d’anni.
Tornato dal confino, Calogero Geraci è a Villalba durante il comizio di Li Causi, in occasione di quelli che sono noti come “i fatti di Villalba”.
Un diverbio acceso degenera in sparatoria tra gli uomini che accompagnano Li Causi e gli uomini al soldo di Don Calò Vizzini.
L’uomo che reagisce ad una provocazione di Don Calò è Calogero Geraci, che paga molto cara la sua fierezza.
Poco tempo dopo viene infatti sequestrato e, tenuto prigioniero per sei mesi, morirà poco dopo il rilascio.
Il pagamento del riscatto, una cifra corrispondente al milione di euro odierno, frena lo sviluppo dell’azienda di famiglia, altrimenti lanciata verso una crescita irrefrenabile.
L’ulteriore arresto della crescita aziendale è la morte di Alfonso.
Saranno i figli di Alfonso, in particolare Michele e Mariolina, a far riprendere la crescita aziendale, negli anni 80 del XX secolo.
Oggi la “Torronificio M. Geraci snc” è rinata con la quarta generazione e gestisce un’azienda posizionata sul mercato di nicchia nel migliore dei modi.
La priorità è tuttora l’altissima qualità della produzione, che si avvale di materie prime del territorio e metodi di lavorazione artigianali non dissimili da quelli delle origini dell’attività.
Il Torronificio Geraci prende parte al Salone del Gusto di Torino fin dalla prima edizione ed è stata l’unica azienda siciliana ad essere premiata da Unioncamere, nel giugno del 2011, in occasione di “Italia 150. Le radici del futuro”, 133° Assemblea degli Amministratori
delle Camere di commercio d’Italia.
In passato, l’azienda ha anche ottenuto una menzione di onore nell’ambito del Premio Unioncamere 2007 – Sezione Aziende longeve e di successo e un riconoscimento della CCIAA di Caltanissetta nel luglio 2009.
Nel corso della sua lunga attività, il Torronificio ha ottenuto altri importanti premi. Fra tutti, si ricordano i seguenti:
Esposizione Internazionale di Roma (1895); Gran Medaglia d’Oro – Bordeaux (1897);
Gran Medaglia d’Oro e Croce insigne; Esposizione di Genova (1903); Medaglia d’Argento – EsposizioneAgricola di Palermo (1902).
Negli anni recenti l’azienda ha preso parte a diverse trasmissioni televisive anche di livello nazionale ed ha suscitato l’interesse di testate giornalistiche importanti o libri.
Di recente si segnala la presenza del Torronificio Geraci nell’ultimo libro dello scrittore e giornalista inglese Matthew Fort, Sweet Honey, Bitter Lemons, Ebury Press, 2008, che racconta il suo viaggio in Vespa attraverso la Sicilia.
Tra i libri e le testate che, in passato, hanno segnalato l’azienda si riportano le seguenti:
Sicilia Uno (giugno / luglio 1994)
Sicilia Sconosciuta di Matteo Collura, ed. Rizzoli Milano – 1984
Ciao Sicilia (maggio 1992)
GT Granturismo (estate 1995)
Panorama (15 maggio 1997)
La Repubblica (12 dicembre 1999)
Il Gambero Rosso (aprile 2009)
Bell’Italia (novembre 2010)
Il Gambero Rosso (dicembre 2010)
Panorama (Luglio 2011).
Per gli anni passati si evidenziano anche il servizio su Il torrone e le regioni d’eccellenza, pubblicato alla pag. 126 della rivista mensile “Viaggi e Sapori”, num. 12, dicembre 2004, e il servizio su Gli ingredienti del Natale apparso sulla rivista mensile “Ville & Casali”, num. 12, 2004, anno XV, pp. 118 – 122.
A queste iniziative si affiancano poi quelle organizzate e sostenute finanziariamente dall’azienda, come le pubblicazioni all’interno di guide gastronomiche, atlanti e volumi di prestigio.
Tra esse, l’inserzione pubblicitaria nella Guida ai ristoranti d’Italia de “Il Sole 24 Ore”, che il Torronificio M. Geraci ha rinnovato negli anni 2007, 2008 e 2009; la menzione ne “Il buon Paese” edito da Slow Food, l’inserzione pubblicitaria ne Il Golosario di Paolo Massobrio, “Guida alle cose buone d’Italia” alla pag. 472, ed analoghe inserzioni nelle edizioni 2007 e 2008 dell’Atlante stradale Città d’Italia, a c. dell’Istituto geografico De Agostini ed infine alla pag. 110 del vol. n. La Sicilia dell’Enciclopedia contemporanea I Comuni d’Italia, Roma, Pubbliedi, 2007.
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